I due omissis di Paola Severino

Sarebbe ingeneroso credere che la relazione sulla Giustizia presentata dal ministro Paola Severino prima alla Camera (martedì) e poi al Senato (ieri mattina) meriti attenzione solo per essere il primo documento ufficiale votato all’unanimità dai 488 parlamentari della grande coalizione tripartita (Pd, Pdl e Udc). Al di là del dato politico, infatti, bisogna ammettere che il testo Severino merita di essere esaminato anche per i contenuti presenti all’interno della relazione.
7 AGO 20
Immagine di I due omissis di Paola Severino
Sarebbe ingeneroso credere che la relazione sulla Giustizia presentata dal ministro Paola Severino prima alla Camera (martedì) e poi al Senato (ieri mattina) meriti attenzione solo per essere il primo documento ufficiale votato all’unanimità dai 488 parlamentari della grande coalizione tripartita (Pd, Pdl e Udc). Al di là del dato politico, infatti, bisogna ammettere che il testo Severino merita di essere esaminato anche per i contenuti presenti all’interno della relazione. E come era già successo qualche settimana fa, quando il ministro aveva dato prova di avere una lucida visione sullo stato della Giustizia emanando due importanti decreti per intervenire sulla inverosimile condizione delle carceri italiane (decreti legge 22 dicembre 2011, numero 211 e 212), anche nei suoi ultimi interventi Severino ha offerto un quadro veritiero del sistema giudiziario. Ricordando come l’andamento dell’economia sia fortemente influenzato dall’inefficienza della Giustizia civile, come nel 2011 lo stato abbia subìto un esborso pari a 46 milioni di euro per risarcimenti legati a ingiusta detenzione e come la durata del processo penale incida anche sul numero dei procedimenti per ingiusta detenzione ed errore giudiziario. Nulla da dire: tutto giusto e tutto corretto, compreso il riconoscimento dato ai molti provvedimenti “efficaci” sulla giustizia introdotti nel 2010 dal precedente esecutivo.

Nella relazione però vi sono anche alcuni omissis che un ministro attento come Severino prima o poi dovrà decidersi a svelare. Gli omissis riguardano due temi in realtà cari al Guardasigilli. Da un lato la separazione delle carriere. Dall’altro l’“ingiustificabile atteggiamento di chi va alla ricerca più di pettegolezzi tratti da intercettazioni prive di rilevanza giudiziaria che di notizie dotate dei requisiti dell’interesse pubblico alla emersione di fatti illeciti” e “agli interessi di chi, sottoposto ad indagini, teoricamente definite segrete, si vede pressato in un tritacarne e giustiziato, ben prima di essere giudicato, da una opinione pubblica che si erge a giudice, senza avere né una piena conoscenza del fatto, né una capacità tecnica adeguata a emettere sentenze”. Entrambe le frasi tra virgolette fanno parte di periodi estrapolati da articoli scritti nel 2006 proprio dal ministro Severino in veste di editorialista del Messaggero. Due temi che, come il ministro sa, sarebbe un peccato non affrontare per riformare come si deve la macchina della giustizia. “Di questi temi ancora non parlo. Ne parlerò dopo la fiducia”, aveva detto il ministro poco dopo essersi insediata al governo. Sono passati tre mesi. E chissà che non sia arrivato il momento per Severino di dire qualcosa di coraggioso anche su questi punti. Ne vale la pena, caro ministro: anche a costo di ritrovarsi in Aula con qualche tintinnio di manette in più.